La pensione di reversibilità è una delle prestazioni previdenziali più importanti del sistema INPS e tutela i familiari superstiti in caso di morte del pensionato o dell’assicurato. Nel 2026 gli importi sono aggiornati con la perequazione annuale e le soglie di reddito sono state rivalutate. In questa guida vediamo chi ha diritto alla pensione di reversibilità, le percentuali per coniuge e figli, i limiti di reddito, come presentare la domanda online all’INPS e cosa succede in caso di separazione o divorzio.
Che cos’è la pensione di reversibilità
La pensione di reversibilità è la quota di pensione che l’INPS eroga ai familiari superstiti di un lavoratore o pensionato deceduto. Il nome tecnico è “pensione ai superstiti” e si distingue in due tipologie:
- Pensione di reversibilità: quando il defunto era già titolare di pensione diretta (vecchiaia, anticipata, invalidità).
- Pensione indiretta: quando il defunto era ancora lavoratore con almeno 15 anni di contributi oppure 5 anni di cui 3 nel quinquennio precedente la morte.
La prestazione garantisce continuità economica al nucleo familiare e si calcola come percentuale della pensione che il defunto percepiva o avrebbe maturato. È una pensione autonoma, iscritta a nome del superstite, soggetta a rivalutazione annuale.
Chi ha diritto alla pensione di reversibilità
L’INPS individua una precisa gerarchia di beneficiari. Hanno diritto prioritario il coniuge superstite, l’unito civilmente e i figli. Solo in assenza di questi beneficiari il diritto può estendersi ad altri familiari.
Il coniuge e l’unito civilmente
Ha diritto alla reversibilità il coniuge superstite anche se separato, a condizione che la separazione non gli sia stata addebitata con sentenza. In caso di separazione con addebito, il diritto spetta solo se il Tribunale aveva riconosciuto a suo carico un assegno di mantenimento. Le unioni civili godono della stessa tutela del matrimonio. La convivenza di fatto, invece, non dà diritto alla reversibilità secondo l’attuale disciplina INPS.
I figli
Hanno diritto alla pensione ai superstiti i figli del defunto, compresi adottivi, riconosciuti e nati fuori dal matrimonio, purché alla data della morte del genitore rientrino in una di queste categorie:
- minori di 18 anni;
- studenti fino a 21 anni se iscritti a scuola media o professionale, oppure fino a 26 anni se iscritti all’università e a carico del defunto;
- figli inabili al lavoro di qualsiasi età, a condizione che siano a carico del genitore defunto.
Genitori e fratelli
Solo in mancanza di coniuge e figli aventi diritto, la reversibilità può essere riconosciuta ai genitori del defunto di età superiore a 65 anni, non titolari di pensione propria e a carico del figlio deceduto. In mancanza anche dei genitori, il diritto si estende ai fratelli e sorelle celibi o nubili inabili al lavoro, non titolari di altra pensione e a carico del defunto al momento del decesso.
Le percentuali di reversibilità 2026
Nel 2026 le aliquote restano invariate e sono le seguenti, calcolate sulla pensione del defunto:
- solo coniuge o unito civilmente: 60%;
- coniuge con un figlio: 80%;
- coniuge con due o più figli: 100%;
- un figlio senza coniuge: 70%;
- due figli senza coniuge: 80%;
- tre o più figli senza coniuge: 100%;
- un genitore avente diritto: 15%; due genitori: 30%;
- un fratello o sorella: 15%, con incrementi del 15% per ogni ulteriore avente diritto fino al 100%.
Dal 1° gennaio 2026 gli importi sono stati rivalutati con la perequazione annuale del +1,4%. Secondo le stime diffuse in primavera 2026, l’importo medio mensile della reversibilità al solo coniuge passa da circa 780 euro del 2025 a circa 805 euro; con un figlio a carico sale a circa 1.070 euro, mentre con due o più figli può raggiungere 1.340 euro mensili.
Condizioni per i figli maggiorenni studenti o inabili
La quota destinata ai figli maggiorenni è condizionata al rispetto di precisi requisiti. Per gli studenti della scuola media superiore o di un corso professionale, il limite massimo è di 21 anni e occorre essere a carico del genitore al momento del decesso. Per gli studenti universitari, il diritto si estende fino al compimento dei 26 anni, purché iscritti regolarmente a un corso di laurea e per la durata legale dello stesso.
Per i figli inabili non è previsto alcun limite di età. L’inabilità deve essere totale e permanente al lavoro e va certificata dalla commissione medico-legale dell’INPS. Anche in questo caso è richiesto che il figlio fosse a carico del genitore defunto, condizione che si considera soddisfatta se il reddito del figlio non supera il limite annuo previsto per le detrazioni fiscali a carico.
Limiti di reddito INPS 2026 e riduzioni
Uno degli aspetti più delicati della pensione di reversibilità riguarda il cumulo con i redditi propri del superstite. Nel 2026 il trattamento minimo INPS è pari a 611,85 euro mensili, per un totale annuo di circa 7.954 euro. Sulla base di questo valore si calcolano le soglie di riduzione:
- reddito fino a 3 volte il trattamento minimo (circa 23.862 euro annui): nessuna riduzione;
- reddito tra 3 e 4 volte il minimo (fino a circa 31.816 euro): riduzione del 25%;
- reddito tra 4 e 5 volte il minimo (fino a circa 39.769 euro): riduzione del 40%;
- reddito oltre 5 volte il minimo: riduzione del 50%.
Sono considerati i redditi da lavoro dipendente o autonomo, le altre pensioni dirette e qualsiasi reddito assoggettato a IRPEF. Restano esclusi dal calcolo il TFR, la casa di abitazione di residenza e gli arretrati sottoposti a tassazione separata.
Grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n. 162/2022, confermata nella prassi applicativa INPS per il 2026, la riduzione non può mai superare l’importo dei redditi aggiuntivi percepiti dal superstite. In pratica, se il taglio teorico è più alto del reddito extra, l’INPS applica la riduzione solo fino a concorrenza di quel reddito, evitando penalizzazioni sproporzionate.
Quando le riduzioni non si applicano
Una tutela fondamentale riguarda le famiglie con figli: le riduzioni per reddito non si applicano mai se nel nucleo familiare del coniuge superstite sono presenti figli minori, studenti o inabili aventi diritto alla reversibilità. In queste situazioni il coniuge percepisce l’intera quota spettante indipendentemente dal proprio reddito.
Come fare domanda di reversibilità online all’INPS passo passo
La domanda di pensione di reversibilità si presenta esclusivamente in via telematica. Ecco la procedura completa per il 2026:
- Procurati le credenziali digitali: serve SPID di livello 2, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Senza una di queste non è possibile accedere ai servizi INPS.
- Accedi al portale INPS all’indirizzo inps.it e autenticati con le tue credenziali.
- Nel motore di ricerca interno digita “Domanda di pensione ai superstiti” oppure segui il percorso “Pensione e Previdenza” → “Domanda Pensione”.
- Seleziona “Pensione ai superstiti” come tipologia, poi scegli tra reversibilità (se il defunto era già pensionato) o indiretta (se era ancora lavoratore).
- Compila i dati anagrafici del defunto, la data di decesso, il rapporto di parentela e gli eventuali altri aventi diritto del nucleo.
- Inserisci i dati reddituali del superstite per consentire all’INPS di determinare l’eventuale riduzione.
- Allega la documentazione richiesta in formato PDF (vedi paragrafo successivo).
- Indica l’IBAN del conto corrente o del libretto postale per l’accredito dell’assegno.
- Verifica il riepilogo, firma digitalmente la domanda e conferma l’invio. Riceverai un numero di protocollo per seguire lo stato della pratica.
In alternativa alla procedura autonoma puoi rivolgerti al Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da rete mobile), oppure farti assistere da un Patronato, che offre il servizio gratuitamente.
Reversibilità in caso di divorzio
La reversibilità al coniuge divorziato è uno dei temi più complessi e oggetto di numerose pronunce giurisprudenziali. Nel 2026 l’orientamento consolidato richiede la compresenza di tre condizioni:
- essere titolari dell’assegno divorzile stabilito dal giudice della separazione e poi del divorzio;
- non essere passati a nuove nozze dopo lo scioglimento del matrimonio;
- avere un rapporto assicurativo del defunto iniziato prima della sentenza di divorzio.
Se manca anche una sola di queste condizioni, la pensione non spetta. In presenza sia di un ex coniuge divorziato sia di un nuovo coniuge superstite, la reversibilità viene ripartita dal Tribunale in proporzione alla durata dei rispettivi matrimoni, tenendo conto anche delle condizioni economiche dei beneficiari. La sola durata legale non è più l’unico criterio: la giurisprudenza valuta caso per caso l’effettivo apporto economico e familiare.
Per il coniuge separato il quadro è diverso. In caso di separazione consensuale o giudiziale senza addebito, il diritto alla reversibilità è pieno e identico a quello del coniuge non separato. Se invece la separazione è stata addebitata al superstite, la pensione spetta solo a condizione che gli sia stato riconosciuto un assegno di mantenimento a carico del coniuge poi deceduto.
Documenti necessari per la domanda
Per inoltrare correttamente la domanda all’INPS è indispensabile preparare in anticipo la seguente documentazione:
- Certificato di morte del dante causa o autocertificazione sostitutiva.
- Stato di famiglia alla data del decesso o autocertificazione.
- Certificato di matrimonio o di unione civile, o sentenza di divorzio con attribuzione dell’assegno divorzile.
- Documento d’identità e codice fiscale del richiedente.
- IBAN intestato al richiedente per l’accredito.
- Dichiarazione reddituale (modello RED) per attestare i redditi percepiti.
- Per i figli studenti: certificato di iscrizione scolastica o universitaria.
- Per i figli inabili: verbale di invalidità rilasciato dalla commissione medica INPS.
- Per gli ex coniugi: sentenza di divorzio e provvedimento di attribuzione dell’assegno.
Tutti i documenti vanno caricati nel portale in formato PDF. È buona prassi conservare copia cartacea e digitale e annotare il numero di protocollo assegnato dall’INPS dopo l’invio.
Tempi di erogazione e decorrenza
La pensione di reversibilità decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso, indipendentemente da quando viene presentata la domanda. Questo significa che anche se la pratica viene avviata mesi dopo la morte del familiare, gli arretrati spettano comunque dalla data di decorrenza, nel rispetto del termine di prescrizione decennale previsto per i ratei pensionistici.
I tempi medi di istruttoria INPS nel 2026 sono compresi tra 60 e 120 giorni dalla presentazione della domanda completa. Le pratiche lineari (coniuge unico erede di pensionato) si definiscono in meno di due mesi; per la reversibilità indiretta con verifica dei contributi o con più beneficiari i tempi si allungano.
Una volta liquidata, la pensione viene pagata con cadenza mensile il primo giorno bancabile del mese, più la tredicesima a dicembre. A gennaio scatta la perequazione ISTAT, a luglio la verifica del cumulo con i redditi.
Domande frequenti sulla pensione di reversibilità 2026
La convivente di fatto ha diritto alla reversibilità?
No. L’attuale disciplina INPS non riconosce la pensione di reversibilità al convivente di fatto, anche se la convivenza è registrata all’anagrafe. Il diritto è limitato a coniuge e unito civilmente. Per ottenerlo sarebbe necessaria una modifica normativa: al momento sono in discussione proposte, ma nessuna è stata approvata.
Se mi risposo, perdo la reversibilità?
Il coniuge superstite che contrae nuovo matrimonio perde il diritto alla pensione di reversibilità, ma riceve un’indennità una tantum pari a due annualità della quota di reversibilità percepita. L’indennità è esente da imposte e si richiede direttamente all’INPS.
La reversibilità è cumulabile con la mia pensione di vecchiaia?
Sì, la pensione di reversibilità è cumulabile con la pensione propria, ma può essere ridotta se il reddito complessivo supera i limiti di cumulo previsti per il 2026. Dopo la sentenza 162/2022 della Corte Costituzionale, la riduzione non può comunque superare l’importo dei redditi aggiuntivi percepiti.
Quanto tempo ho per presentare la domanda?
Non esiste un termine di decadenza per la domanda, ma esiste un termine di prescrizione decennale per i ratei arretrati. È quindi consigliabile presentare la richiesta il prima possibile per evitare di perdere mensilità. La decorrenza è comunque dal primo del mese successivo al decesso.
I figli maggiorenni disoccupati hanno diritto alla reversibilità?
No. La disoccupazione non è uno dei requisiti previsti dall’INPS per i figli maggiorenni. Hanno diritto solo i figli studenti entro i limiti di età indicati (21 o 26 anni) oppure inabili al lavoro di qualsiasi età. I figli maggiorenni in cerca di occupazione non rientrano tra i beneficiari.
Posso percepire la reversibilità se vivo all’estero?
Sì, la pensione di reversibilità è esportabile. I cittadini italiani e stranieri residenti all’estero possono percepirla sul conto estero, previa verifica annuale dell’esistenza in vita tramite il modulo di Citibank N.A., incaricato da INPS per i pagamenti internazionali. Sono previste convenzioni bilaterali specifiche con numerosi Paesi.
Come viene calcolata la reversibilità se il defunto non era ancora in pensione?
In questo caso si parla di pensione indiretta. L’INPS calcola l’importo che sarebbe spettato al defunto come pensione di inabilità alla data del decesso, sulla base dei contributi versati fino a quel momento, e applica le stesse percentuali previste per la reversibilità. È richiesto un requisito contributivo minimo di 15 anni complessivi, oppure 5 anni di cui 3 nel quinquennio precedente la morte.
