Aldo Moro (23 settembre 1916 – 9 maggio 1978) fu uno dei più importanti statisti italiani del Novecento, presidente del Consiglio per cinque mandati e architetto del cosiddetto “compromesso storico” tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano. Il suo rapimento e il suo assassinio da parte delle Brigate Rosse nel 1978 rappresentano uno degli eventi più traumatici della storia repubblicana italiana, un caso ancora avvolto da misteri irrisolti.
Biografia di Aldo Moro: le origini e la formazione
Aldo Moro nacque il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce, nel Salento. Figlio di Renato Moro, un ispettore scolastico, e di Fida Stinchi, maestra elementare, crebbe in una famiglia cattolica di valori solidi. Dopo il liceo classico, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari, dove si laureò nel 1940 con 110/110 discutendo una tesi di filosofia del diritto.
Fin dagli anni universitari si distinse come intellettuale brillante e come leader della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), di cui fu presidente nazionale dal 1939 al 1942. Questo ruolo lo mise in contatto con il futuro papa Giovanni Battista Montini (Paolo VI), con cui mantenne un’amicizia profonda per tutta la vita.
La carriera accademica
Moro fu anche un importante accademico. Insegnò filosofia del diritto e poi diritto penale all’Università di Bari e successivamente a Roma. La sua Lezione di diritto penale è ancora considerata un testo fondamentale nello studio giuridico italiano.
La carriera politica: dalla DC alle istituzioni
Gli anni della Costituente e della prima Repubblica
Aldo Moro aderì alla Democrazia Cristiana (DC) nel 1943 e fu eletto all’Assemblea Costituente nel 1946. Partecipò attivamente alla stesura della Costituzione Italiana, in particolare per le disposizioni relative alla libertà religiosa e alla famiglia.
Nella DC, Moro fu il leader della corrente di centro-sinistra denominata La Base, contrapposta alle correnti più conservatrici di Fanfani e Andreotti. La sua posizione moderata e la capacità di mediazione lo resero progressivamente indispensabile nella DC.
Ministro degli Esteri e i mandati come Presidente del Consiglio
Moro ricoprì ruoli governativi di assoluto rilievo:
- Ministro della Pubblica Istruzione (1957-1959)
- Segretario della DC (1959-1964)
- Presidente del Consiglio: cinque mandati (1963-1968 e 1974-1976)
- Ministro degli Affari Esteri (1969-1972 e 1973-1974)
Come Presidente del Consiglio, Moro fu il principale artefice dei governi di centro-sinistra, aprendo la partecipazione al governo ai socialisti di Pietro Nenni in una fase di profondo cambiamento nella società italiana degli anni Sessanta.
Il “compromesso storico” e il dialogo con il PCI
Negli anni Settanta, Moro elaborò la strategia politica più audace della sua carriera: il compromesso storico, termine coniato da Enrico Berlinguer per indicare la collaborazione tra DC e PCI. Moro era convinto che l’Italia potesse essere governata in modo stabile solo coinvolgendo il più grande partito comunista dell’Europa occidentale.
Il 16 marzo 1978, il giorno del suo rapimento, Moro si recava alla Camera dei Deputati per assistere al voto di fiducia sul nuovo governo Andreotti, il primo a essere sostenuto anche dai voti del PCI (pur senza ministri comunisti). Questo accordo, frutto di lunghe trattative, era esattamente ciò che le Brigate Rosse volevano impedire.
Il rapimento: 16 marzo 1978 — Via Fani
Il 16 marzo 1978, alle 9:02 del mattino, un comando delle Brigate Rosse tese un’imboscata mortale al convoglio di Aldo Moro in via Fani, all’angolo con via Stresa, nel quartiere Trionfale di Roma.
La dinamica dell’agguato
Il convoglio era composto da due auto: la Fiat 130 berlina di Moro con l’autista Domenico Ricci e il maresciallo Oreste Leonardi, e una seconda auto con altri agenti di scorta. Dieci terroristi delle Brigate Rosse, alcuni travestiti da piloti Alitalia, aprirono il fuoco con precisione militare. In meno di 90 secondi, cinque uomini della scorta furono massacrati:
- Oreste Leonardi — maresciallo dei Carabinieri, capo della scorta
- Domenico Ricci — autista di Moro
- Raffaele Iozzino — agente di Polizia
- Francesco Zizzi — agente di Polizia
- Giulio Rivera — agente di Polizia
Aldo Moro fu rapito e trasportato in un appartamento segreto a Roma, la cosiddetta “prigione del popolo”.
I 55 giorni di prigionia
Durante la prigionia, Moro scrisse numerose lettere ai leader politici italiani, al Papa Paolo VI, alla moglie Eleonora e ai figli. Le lettere, scritte sotto pressione psicologica ma con lucidità intellettuale, chiedevano trattative con le Brigate Rosse per la sua liberazione in cambio della scarcerazione di prigionieri delle BR.
Il governo Andreotti, sotto la guida del Ministro dell’Interno Francesco Cossiga e con il consenso trasversale di DC, PCI e PSI, stabilì la fermissima linea della non trattativa. Questa scelta, sostenuta anche dagli Usa (kissinger avrebbe sconsigliato qualsiasi cedimento), avrebbe condannato Moro a morte.
Papa Paolo VI scrisse una lettera pubblica alle Brigate Rosse chiedendo la liberazione di Moro “senza condizioni”. Anche questo appello rimase senza risposta.
L’assassinio: 9 maggio 1978
Il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni di prigionia, le Brigate Rosse uccisero Aldo Moro. Il suo corpo fu ritrovato nel pomeriggio a Roma, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani, a pochi passi dalla sede della DC (piazza del Gesù) e da quella del PCI (via delle Botteghe Oscure). La scelta del luogo era simbolica e deliberata.
Moro era stato colpito da undici proiettili da una pistola calibro 9mm. L’autopsia rivelar che la morte era avvenuta poco prima del ritrovamento.
Il caso Moro: misteri e domande irrisolte
A quasi 50 anni dall’assassinio, il “Caso Moro” resta uno dei più complessi e controversi della storia italiana recente. Le principali questioni ancora aperte:
- L’appartamento di Via Gradoli: usato dalle BR come base operativa, fu scoperto solo per caso da un vigile del fuoco. Perché i servizi segreti non lo trovarono prima?
- Il lago della Duchessa: le BR inviarono un falso comunicato indicando che il corpo di Moro era nelle acque di questo lago. Chi elaboro questa mossa di depistaggio?
- I dossier di Via Montenevoso: nel 1978 e poi nel 1990 furono trovati dossier delle BR nell’appartamento di via Montenevoso a Milano. Una parte dei documenti rimase segreta per decenni.
- Le connessioni internazionali: alcune commissioni parlamentari hanno indagato su possibili collegamenti tra le BR e servizi segreti stranieri o organizzazioni come Gladio.
L’eredità di Aldo Moro
Moro è ricordato come uno dei più grandi statisti italiani del Novecento. La sua visione politica, volta al dialogo e all’inclusione di tutte le forze democratiche, anticipava i temi della politica contemporanea. Viene spesso citato come esempio di politico scomodo per i poteri forti, eliminato proprio quando stava costruendo un accordo che avrebbe cambiato la storia italiana.
In sua memoria sono stati intitolati numerosi edifici pubblici, piazze e strade in tutta Italia. Il 9 maggio, data del ritrovamento del corpo, è diventato il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo in Italia.
Aldo Moro nella cultura pop e nel cinema
Il caso Moro ha ispirato numerose opere cinematografiche e letterarie:
- “Il Caso Moro” (1986): film di Giuseppe Ferrara con Gian Maria Volonté nel ruolo di Moro
- “Buongiorno, notte” (2003): film di Marco Bellocchio, interpretazione poetica e psicologica del caso
- “Esterno Notte” (2022): serie TV di Marco Bellocchio in sei episodi, una delle produzioni più acclamate del cinema italiano recente
- “Il delitto Moro”: numerosi saggi e romanzi-inchiesta da parte di giornalisti e storici
Domande frequenti su Aldo Moro
Chi era Aldo Moro?
Aldo Moro era uno statista italiano della Democrazia Cristiana, presidente del Consiglio per cinque mandati tra il 1963 e il 1976, e architetto del compromesso storico tra DC e PCI. Fu rapito e assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978.
Quando e dove fu rapito Aldo Moro?
Il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, durante un’imboscata delle Brigate Rosse che uccise i cinque uomini della sua scorta.
Quanti giorni fu tenuto prigioniero Aldo Moro?
Moro fu tenuto in prigionia per 55 giorni, dal 16 marzo al 9 maggio 1978.
Perché le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro?
Per impedire il voto di fiducia al governo Andreotti, che per la prima volta nella storia italiana beneficiava del sostegno esterno del PCI. Le BR volevano colpire il “cuore dello stato” e destabilizzare la democrazia italiana.
Come fu trovato il corpo di Aldo Moro?
Il 9 maggio 1978, il corpo di Moro fu trovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani a Roma, a pochi passi sia dalla sede della DC che da quella del PCI. Era stato colpito da undici proiettili.
Chi furono i condannati per il caso Moro?
Numerosi brigatisti furono condannati per i crimini del caso Moro. Tra i principali condannati: Mario Moretti, considerato l’organizzatore del rapimento; Prospero Gallinari, ritenuto il carceriere di Moro; Anna Laura Braghetti e altri componenti del nucleo esecutivo. Moretti è stato condannato a sei ergastoli.










