Ornitorinco: cos’è e perché è unico nel suo genere

Lila Hawthorne

Che cos'è un ornitorinco e perché è unico nel suo genere?
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L’ornitorinco è uno degli animali più straordinari e sconcertanti che la natura abbia mai prodotto. Quando i primi esemplari arrivarono in Europa alla fine del XVIII secolo, i naturalisti britannici credettero si trattasse di un falso: un bizzarro assemblaggio di parti diverse cucite insieme da qualche abile impostore. Becco da anatra, coda da castoro, zampe palmate, pelliccia da mammifero e capacità di deporre le uova: l’ornitorinco sfida ogni categorizzazione e rappresenta, ancora oggi, uno dei più affascinanti misteri dell’evoluzione biologica.

Che cos’è esattamente un ornitorinco?

L’ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus) è un mammifero appartenente all’ordine dei monotremi, un gruppo antichissimo che comprende solo cinque specie viventi al mondo: l’ornitorinco stesso e quattro specie di echidne. I monotremi condividono con gli altri mammiferi la pelliccia e la produzione di latte per i piccoli, ma si distinguono da tutti gli altri per una caratteristica unica: depongono le uova, come i rettili e gli uccelli.

La classificazione scientifica e la storia evolutiva

Dal punto di vista evolutivo, i monotremi si separarono dal resto dei mammiferi oltre 160 milioni di anni fa, nel Giurassico. Mentre i mammiferi placentati e i marsupiali svilupparono sistemi riproduttivi sempre più sofisticati, i monotremi mantennero caratteristiche ancestrali che li rendono una sorta di “finestra vivente” sulle fasi primitive della storia dei mammiferi. L’ornitorinco è quindi molto più di un animale curioso: è un documento vivente dell’evoluzione, un organismo che ci permette di capire come fossero i mammiferi quando ancora dividevano l’albero evolutivo con i rettili.

L’aspetto fisico: un assemblaggio unico

L’aspetto dell’ornitorinco è semplicemente inconfondibile. Il corpo è tozzo e idrodinamico, coperto di pelliccia brunorrossiccio impermeabile che trattiene il calore anche nelle acque fredde dei torrenti australiani. La lunghezza totale varia tra i 30 e i 60 centimetri, con il maschio mediamente più grande della femmina, mentre il peso oscilla tra i 700 grammi e il chilogrammo e mezzo circa.

Il becco: uno strumento sensoriale straordinario

Ciò che colpisce di più è senza dubbio il becco, morbido e elastico come la gomma, completamente diverso dal duro becco degli uccelli ai quali vagamente assomiglia. Questo organo non è usato principalmente per mangiare, ma come un sofisticatissimo sensore multimodale. La pelle del becco contiene oltre 40.000 elettrorecettori e meccanorecettori che permettono all’ornitorinco di percepire i campi elettrici generati dalla contrazione muscolare delle prede, anche con gli occhi e le orecchie chiusi sott’acqua. Durante le immersioni, l’ornitorinco caccia esclusivamente tramite questo senso straordinario, muovendo il becco da un lato all’altro per triangolare la posizione dei gamberetti, delle larve di insetto e dei vermi che costituiscono la sua dieta.

Coda, zampe e adattamenti acquatici

La coda piatta e larga ricorda quella del castoro e funge da riserva di grasso, elemento fondamentale per sopravvivere all’inverno. Le zampe anteriori sono palmate e propulsive, quelle posteriori palmate anch’esse ma usate soprattutto per sterzare e frenare. Quando cammina sulla terraferma, l’ornitorinco piega le membrane delle zampe anteriori sotto le dita, camminando sui nocche in modo simile ai coccodrilli, il che rende la sua andatura terrestrea caratteristicamente goffa, in netto contrasto con l’eleganza con cui nuota.

Il veleno: un’arma del maschio

Una delle caratteristiche più sorprendenti dell’ornitorinco è che il maschio è uno dei pochissimi mammiferi velenosi al mondo. Sulle zampe posteriori, i maschi adulti possiedono uno sperone cavo collegato a una ghiandola venifera situata nella coscia. Il veleno prodotto è una miscela complessa di peptidi e proteine che provoca un dolore intenso e duraturo nell’essere umano, non letale ma assolutamente invalidante per diversi giorni o settimane. Nei piccoli animali come i cani può essere mortale.

Perché solo il maschio è velenoso?

Questa asimmetria di genere è insolita anche tra i monotremi: le echidne non sono velenose. Gli scienziati ritengono che lo sperone velenoso dell’ornitorinco maschio serva principalmente come arma durante i combattimenti territoriali e di accoppiamento con altri maschi, e non come difesa predatoria. Notabilmente, le femmine nascono con rudimenti di sperone che scompaiono entro il primo anno di vita. Il veleno viene prodotto in quantità maggiori durante la stagione riproduttiva, confermando la sua funzione legata alla competizione sessuale.

La riproduzione: uova e latte senza capezzoli

La riproduzione dell’ornitorinco è tra gli aspetti biologici più affascinanti del regno animale. Dopo l’accoppiamento, avvenuto in acqua, la femmina scava una tana profonda fino a 20 metri nell’argine di un corso d’acqua, dove costruisce un nido di foglie bagnate che mantengono l’umidità. Qui depone uno o due uova, piccole e a guscio morbido come quelle dei rettili, che cova tenendole premute contro l’addome con la coda per circa dieci giorni.

L’allattamento senza capezzoli

Alla schiusa, i piccoli sono ciechi, senza pelo e grandi quanto un fagiolo. Devono essere allattati, ma la madre non ha capezzoli: il latte viene secreto direttamente da pori specializzati sulla pelle dell’addome, formando piccoli rivoli che i cuccioli leccano dalla pelliccia materna. Questo sistema primitivo di allattamento rappresenta un gradino evolutivo intermedio tra la riproduzione ovipara dei rettili e il sofisticato allattamento dei mammiferi placentati. I piccoli rimangono nel nido per tre o quattro mesi, dopodiché sono sufficientemente sviluppati per esplorare l’ambiente acquatico.

L’habitat e le abitudini di vita

L’ornitorinco è endemico dell’Australia orientale e della Tasmania, dove abita i corsi d’acqua dolce, i laghi e i torrenti montani dall’altopiano del Queensland fino alla Tasmania. È un animale semiacquatico e crepuscolare-notturno, che trascorre gran parte della giornata nella sua tana e diventa attivo nelle ore di bassa luce per cacciare.

La dieta e il fabbisogno energetico

L’ornitorinco ha un metabolismo relativamente basso rispetto agli altri mammiferi: la sua temperatura corporea si aggira sui 32°C, contro i 37-38°C tipici dei mammiferi placentati. Ciononostante, per mantenere questo metabolismo deve consumare ogni giorno una quantità di cibo pari a circa il 20-30% del proprio peso corporeo. La dieta comprende:

  • Gamberetti d’acqua dolce e anfipodi
  • Larve di insetti acquatici
  • Vermi, lombrichi e piccoli molluschi
  • Occasionalmente piccoli pesci e rane

Gli adulti sono completamente privi di denti: le prede vengono schiacciate tra placche cornee presenti sulle mascelle, poi conservate nella tasca delle guance durante l’immersione e deglutite in superficie.

La fluorescenza: la scoperta più recente

Nel 2020, un team di ricercatori americani ha scoperto una proprietà dell’ornitorinco fino ad allora sconosciuta: la sua pelliccia è biofluorescente, cioè assorbe la luce ultravioletta e la riemette come luce verde-azzurra visibile. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Mammalia, ha aperto nuovi interrogativi su quanti mammiferi notturni possano sfruttare la fluorescenza per la comunicazione o per la navigazione in condizioni di bassa luce, caratteristiche del loro ambiente naturale. L’ornitorinco, ancora una volta, si dimostra un animale capace di sorprendere la scienza.

La conservazione: un futuro incerto

Nonostante sia una specie iconica, l’ornitorinco è oggi classificato come “quasi minacciato” dalla Lista Rossa dell’IUCN. Le stime più recenti indicano una popolazione adulta massima di circa 300.000 individui, in significativo calo rispetto al passato.

Le minacce principali

Le cause del declino sono molteplici e si sommano tra loro:

  • Perdita e degradazione dell’habitat fluviale dovuta all’urbanizzazione, all’agricoltura intensiva e alla costruzione di dighe
  • Siccità prolungate legate ai cambiamenti climatici, che riducono la portata dei corsi d’acqua
  • Inquinamento delle acque da pesticidi, fertilizzanti e rifiuti industriali
  • Cattura accidentale nelle reti e nelle nasse da pesca
  • Predazione da parte di animali introdotti come volpi, cani e gatti randagi

Gli incendi del 2019-2020 in Australia hanno distrutto o degradato circa il 22% dell’habitat dell’ornitorinco, accelerando un trend negativo già preoccupante. Numerosi programmi di riproduzione in cattività e protezione degli habitat sono stati avviati in Australia, ma la sfida della conservazione rimane aperta.

L’ornitorinco nella scienza e nella cultura

Pochi animali hanno ispirato tanta letteratura scientifica e tanta meraviglia popolare quanta ne ha generata l’ornitorinco. Dalla sua descrizione formale nel 1799 a opera di George Shaw fino alle scoperte più recenti sulla fluorescenza e sulla struttura del genoma, ogni decade ha aggiunto nuovi strati di complessità a questo animale già straordinario di per sé.

Il genoma dell’ornitorinco: un mosaico evolutivo

Nel 2008, il sequenziamento completo del genoma dell’ornitorinco ha confermato e ampliato quanto già si sospettava: il suo DNA è un autentico mosaico evolutivo. Circa l’82% del genoma è tipicamente da mammifero, ma contiene anche sequenze condivise con rettili e uccelli, e addirittura elementi presenti in pesci. I geni legati alla produzione del veleno, per esempio, condividono un’origine comune con alcuni geni dei rettili, suggerendo che il veleno si sia evoluto indipendentemente e parallelamente in diversi rami dell’albero della vita. Questa scoperta ha avuto implicazioni importanti non solo per la biologia evolutiva ma anche per la ricerca farmaceutica: alcuni peptidi del veleno dell’ornitorinco vengono studiati per potenziali applicazioni nel trattamento del dolore cronico e del diabete, poiché una molecola analoga all’insulina è presente nella composizione del veleno stesso.

Simbolo culturale dell’Australia

In Australia, l’ornitorinco è molto più di un animale: è un simbolo nazionale di unicità e orgoglio. Compare sulla moneta da 20 centesimi australiani, è mascotte di numerose organizzazioni ambientaliste e ha dato il nome a squadre sportive, birre artigianali e innumerevoli prodotti locali. Il personaggio animato Perry l’ornitorinco della serie televisiva americana Phineas e Ferb ha reso l’animale celebre a livello globale tra le nuove generazioni, alimentando l’interesse per la biologia e la conservazione di questa specie straordinaria.

Domande frequenti

L’ornitorinco può vivere in cattività?

Solo pochissimi zoo al mondo ospitano ornitorinchi, perché l’animale è estremamente difficile da mantenere in cattività: richiede acqua pulita a temperatura controllata, un apporto alimentare giornaliero enorme di prede vive e spazi che simulino l’ambiente naturale. In Australia, il Taronga Zoo di Sydney e il Healesville Sanctuary in Victoria sono tra le pochissime strutture che hanno ottenuto successi nella riproduzione in cattività.

Il veleno dell’ornitorinco è pericoloso per l’uomo?

Il veleno del maschio di ornitorinco non è letale per l’essere umano, ma causa un dolore acutissimo e una gonfiore locale che possono persistere per settimane o mesi. Non esistono antidoti specifici e il trattamento si basa principalmente sulla gestione del dolore. Gli incidenti con l’uomo sono comunque rarissimi, perché l’ornitorinco è un animale timido che si difende solo se maneggiato o intrappolato.

Come fa l’ornitorinco a cacciare sott’acqua senza vedere?

Durante le immersioni, l’ornitorinco chiude occhi, orecchie e narici. Caccia esclusivamente tramite gli elettrorecettori del becco, capaci di percepire i debolissimi campi elettrici generati dalla contrazione muscolare delle prede. È uno dei sensi più raffinati mai evoluti in un vertebrato: può individuare un gamberetto nascosto nel fango da diversi centimetri di distanza rilevando la corrente elettrica prodotta dal battito del suo cuore.

Quanto vive un ornitorinco?

In natura, l’ornitorinco vive mediamente tra i 10 e i 15 anni. In cattività, con cure adeguate, alcuni esemplari hanno superato i 20 anni. La longevità in natura è influenzata dalle minacce ambientali, dalla disponibilità di cibo e dalla competizione territoriale tra maschi durante la stagione riproduttiva.

Perché i naturalisti del Settecento credettero fosse un falso?

Quando il primo esemplare imbalsamato arrivò in Gran Bretagna nel 1799, il naturalista George Shaw esaminò il becco con forbici, cercando le cuciture che lo attaccavano al corpo: era convinto si trattasse di un’impostura costruita dai tassidermisti asiatici, famosi per creare chimere di animali diversi. La realtà si rivelò ancora più straordinaria della frode immaginata: l’ornitorinco era autenticamente quello che appariva.

L’ornitorinco è l’unico mammifero che depone le uova?

No: oltre all’ornitorinco, anche le quattro specie di echidne (tre in Nuova Guinea e una in Australia) appartengono ai monotremi e depongono uova. L’echidna australiana (Tachyglossus aculeatus) è l’altro mammifero oviparo più conosciuto. Tutte le altre 5.400 circa specie di mammiferi conosciute danno alla luce piccoli vivi, sia tramite placenta che come marsupiali.

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