Come imparano a volare i giovani uccelli: guida completa

Sophie Eldridge

Come imparano a volare i giovani uccelli?
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Ogni primavera e ogni estate, milioni di piccoli uccelli compiono uno dei passi più audaci della loro vita: lasciare il nido e avventurarsi nel vuoto. Imparare a volare non è un talento innato che si attiva all’improvviso come un interruttore, ma un processo graduale e complesso che coinvolge genetica, istinto, muscoli, apprendimento e il ruolo fondamentale dei genitori. Capire come i giovani uccelli imparano a volare significa addentrarsi in uno degli angoli più affascinanti della biologia animale, dove l’istinto e l’esperienza si intrecciano in modi sorprendenti.

Il nido come punto di partenza: la vita prima del volo

Prima ancora di pensare al volo, il giovane uccello deve raggiungere uno stato di sviluppo fisico sufficiente. Nelle prime settimane di vita i nidiacei sono creature completamente dipendenti: nudi o quasi, con gli occhi spesso chiusi, incapaci di termoregolazione autonoma. Le loro ossa sono ancora cartilaginee, i muscoli delle ali atrofici, le penne appena abbozzate sotto la pelle come follicoli in attesa di emergere.

Il nutrimento fornito dai genitori accelera uno sviluppo straordinariamente rapido. In molte specie comuni come il merlo (Turdus merula) o il passero (Passer domesticus), i pulcini passano dall’uovo alla capacità di volare in circa tre settimane. In specie più grandi come le aquile o i grifoni, questo processo richiede mesi. La velocità dello sviluppo è correlata alla dimensione corporea adulta, ma anche alla strategia ecologica della specie.

La crescita delle penne e il ruolo delle remiganti

Le penne non crescono tutte contemporaneamente. Le prime a comparire sono le penne del contorno corporeo, che isolano il pulcino e lo proteggono dalle intemperie. Le remiganti — le grandi penne delle ali fondamentali per il volo — crescono in un ordine preciso che varia a seconda della specie. Nelle specie passerine, crescono dall’interno verso l’esterno dell’ala; in altre specie il pattern è inverso.

La qualità delle penne dipende direttamente dalla nutrizione ricevuta durante la crescita. Carenze proteiche o vitaminiche in questa fase critica producono penne deboli, con strie di crescita anormale chiamate “barre di fame”, che compromettono le prestazioni di volo per l’intera stagione. È per questo che i genitori lavorano incessantemente per portare cibo al nido: la qualità del volo futuro si costruisce oggi.

I muscoli del volo: allenarsi prima di spiccare il volo

Le penne sono necessarie ma non sufficienti. Il volo richiede potenza muscolare, e i muscoli si sviluppano solo attraverso l’esercizio. Ancor prima di lasciare il nido, i giovani uccelli iniziano a compiere i loro primi allenamenti: sbattono le ali vigorosamente restando aggrappati al bordo del nido, un comportamento osservabile in quasi tutte le specie nidificanti. Questo esercizio pre-volo, a volte chiamato wingercising dagli ornitologi anglofoni, sviluppa i muscoli pettorei che costituiscono fino al 25-30% della massa corporea di un uccello adulto in forma.

Il grande pettorale (musculus pectoralis major) è il principale muscolo propulsore del volo, responsabile del battito verso il basso dell’ala. Il sopraccoraco (musculus supracoracoideus) gestisce il recupero dell’ala verso l’alto. Entrambi si ancorano allo sterno, un osso che negli uccelli presenta una prominenza ventrale a chiglia — la carena — che offre una superficie di attacco muscolare di enorme dimensione. Senza questa struttura anatomica il volo attivo sarebbe impossibile.

Il branching: i primi passi fuori dal nido

Molte specie di uccelli adottano una strategia intermedia tra il nido e il volo pieno: il branching, letteralmente “fare il ramo”. I giovani lasciano il nido ma rimangono nelle vicinanze, spostandosi tra i rami degli alberi, i cespugli o le strutture vicine usando artigli, becco e ali rudimentali per bilanciare e muoversi. Durante questa fase, che può durare da pochi giorni a diverse settimane, i giovani continuano a essere nutriti dai genitori ma iniziano a costruire la coordinazione necessaria per il volo.

Questa strategia ha evidenti vantaggi adattativi: il nido diventa presto troppo piccolo e sovraffollato, e ospitare pulcini già quasi piumati in uno spazio ristretto aumenta il rischio di predazione. Spostandosi tra i rami, i giovani si distribuiscono nello spazio, riducendo la probabilità che un predatore catturi l’intera covata in un colpo solo.

Il ruolo dei genitori nell’apprendimento del volo

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’apprendimento del volo non è puramente istintivo né interamente insegnato. Si tratta di un processo che combina capacità geneticamente programmate con un apprendimento esperienziale in cui i genitori giocano un ruolo cruciale, sebbene indiretto.

I genitori non “insegnano” a volare nel senso umano del termine: non danno dimostrazioni né forniscono istruzioni esplicite. Ciò che fanno è creare le condizioni perché il giovane sia motivato a muoversi e a tentare il volo. Un meccanismo fondamentale è il progressivo allontanamento del cibo: man mano che i giovani crescono, i genitori portano il cibo sempre più lontano dal nido, inducendo i piccoli ad avvicinarsi alla fonte di nutrimento. La fame è un potente motivatore evolutivo.

L’istinto contro l’apprendimento: cosa è programmato e cosa si impara

Gli studi sulla biologia del volo degli uccelli hanno chiarito che la capacità di volare dipende da entrambe le componenti. Il piano generale — sbattere le ali per produrre portanza, usare la coda come timone, correggere l’assetto in volo — è geneticamente programmato e non richiede apprendimento. Un giovane uccello cresciuto in isolamento totale può comunque imparare a volare, a differenza di alcune abilità linguistiche o sociali che richiedono l’esposizione a modelli.

Tuttavia, la raffinatezza del volo — la precisione dell’atterraggio, la capacità di navigare tra gli ostacoli, le tecniche di caccia in volo, la gestione delle correnti ascensionali — si acquisisce solo con l’esperienza. I giovani rondoni che lasciano per la prima volta il nido volano già discretamente, ma i loro voli sono meno precisi e più dispersivi rispetto a quelli degli adulti. Ci vogliono settimane o mesi di pratica per raggiungere la padronanza completa.

Differenze tra specie: nidifughi e nidificoli

Non tutti gli uccelli nascono ugualmente dipendenti. Gli ornitologi distinguono fondamentalmente tra due strategie riproduttive che influenzano profondamente il modo in cui i giovani imparano a volare.

I nidificoli (altricial in inglese) nascono ciechi, nudi e completamente dipendenti: passeri, merli, rondini, rapaci notturni. Questi uccelli trascorrono nel nido un periodo prolungato durante il quale ricevono cure intensive dai genitori. Il loro sviluppo è rapido ma richiede investimento parentale elevato.

I nidifughi (precocial in inglese) nascono con gli occhi aperti, già ricoperti di piumino e capaci di camminare e nuotare quasi subito: anatre, oche, galline, limicoli. Questi pulcini lasciano il nido pochi giorni dopo la schiusa e seguono i genitori autonomamente, ma imparano a volare molto più tardi, dopo aver raggiunto il peso adulto.

Il caso estremo dei rondoni: volare o morire

Tra i casi più estremi del volo come competenza essenziale ci sono i rondoni (Apus apus). Questi uccelli trascorrono quasi tutta la loro vita in volo: mangiano, bevono, dormono e si accoppiano in aria. Quando un giovane rondone lascia il nido per la prima volta, non ha possibilità di allenarsi progressivamente: deve essere già capace di volare adeguatamente, perché una volta sceso non può più risalire. I muscoli delle sue zampe sono atrofici, inadatti a sorreggere il peso corporeo a terra.

Per compensare questa pressione evolutiva estrema, i giovani rondoni trascorrono nel nido più tempo di quanto ci si aspetterebbe per un uccello delle loro dimensioni — fino a 40-50 giorni — e intensificano gli esercizi pre-volo nelle ultime settimane di permanenza nel nido. La loro prima uscita è quasi un salto nel vuoto: dal nido alla vita in aria aperta, senza possibilità di tornare indietro.

Le prime cadute e i tentativi iniziali

Il primo volo raramente è un trionfo immediato. Nella maggior parte delle specie passerine, il giovane uccello che abbandona il nido o il ramo compie una traiettoria discendente più che una vera e propria volata. Dispiegando le ali durante la discesa, rallenta la caduta e inizia a percepire istintivamente il rapporto tra posizione delle ali e resistenza dell’aria. Le prime volate sono corte, goffe, spesso si concludono atterrando a terra.

Essere a terra non significa necessariamente essere in pericolo: i giovani merli, per esempio, trascorrono normalmente diversi giorni a terra dopo aver lasciato il nido, nutriti dai genitori e nascosti tra la vegetazione. È un errore comune degli esseri umani raccogliere questi giovani uccelli credendo siano caduti accidentalmente — nella quasi totalità dei casi è meglio lasciarli dove si trovano e allontanare cani e gatti dalla zona.

Il miglioramento progressivo: da volo caotico a maestria

Nelle settimane successive al primo volo, il miglioramento è rapido e osservabile. I muscoli si irrobustiscono, la coordinazione migliora, le traiettorie diventano più precise. I giovani rondini imparano a cacciare insetti in volo, i giovani falchi perfezionano le tecniche di picchiata, i giovani aironi affinano l’atterraggio nelle acque basse. Ogni specie ha il proprio curriculum di competenze di volo da acquisire, e la velocità di apprendimento dipende in parte dalla longevità della specie: gli uccelli longevi (come le grandi rapaci) hanno più tempo per imparare e affinare le proprie capacità, mentre le specie con vita breve devono raggiungere la competenza più velocemente.

Cosa fare se si trova un giovane uccello a terra

Trovare un giovane uccello a terra durante la primavera è un’esperienza comune. Il consiglio degli esperti della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) è quasi sempre lo stesso: osservare e non intervenire. Se il giovane è piumato e apparentemente in buona salute, è quasi certamente un giovane che sta imparando a volare e i suoi genitori sono nelle vicinanze. Raccoglierlo e portarlo a casa peggiora quasi sempre la situazione.

  • Allontanare cani, gatti e bambini dall’area.
  • Non toccare il giovane se non strettamente necessario (il contatto umano non fa “puzzare di uomo” l’uccello, ma può causare stress).
  • Se si trova in un luogo pericoloso (strada trafficata), spostarlo delicatamente in un luogo riparato nelle immediate vicinanze.
  • Se il giovane è chiaramente ferito o completamente nudo (nidiaceo caduto dal nido), contattare un centro di recupero fauna selvatica o la LIPU.

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole a un uccello per imparare a volare?

Dipende fortemente dalla specie. Le piccole specie passerine come il passero comune raggiungono la capacità di volo in circa 14-16 giorni dopo la schiusa. Il merlo impiega circa 13-14 giorni. La rondine circa 17-22 giorni. Il rondone, per le ragioni biologiche illustrate nell’articolo, impiega 35-50 giorni. Le grandi rapaci come l’aquila reale possono impiegare 60-80 giorni. In tutti i casi, tuttavia, il volo competente si raggiunge solo settimane o mesi dopo il primo tentativo.

I genitori spingono i piccoli fuori dal nido?

Il comportamento dei genitori varia a seconda della specie, ma raramente è letteralmente un “spingere fuori”. Più comunemente, i genitori smettono progressivamente di portare cibo direttamente nel nido, obbligando i giovani a spostarsi verso di loro per ricevere le imbeccate. In alcune specie, i genitori offrono il cibo tenendolo appena fuori dalla portata dei giovani per stimolare il movimento. L’idea romantica della madre che spinge il figlio nel vuoto è perlopiù una semplificazione narrativa.

Perché alcuni uccellini sembrano non riuscire a volare anche da adulti?

Esistono diverse possibili cause. Una delle più comuni è la carenza nutrizionale durante lo sviluppo delle penne remiganti, che produce penne deboli o malformate. Altra causa frequente è il taglio involontario delle penne in fase di crescita (se il giovane è stato in cattività), che può produrre deformità permanenti. Alcune malattie virali o batteriche attaccano i follicoli piliferi durante lo sviluppo. Infine, in specie longeve allevate in cattività, la mancanza di esercizio pre-volo può ritardare significativamente lo sviluppo muscolare.

Gli uccelli che cadono dal nido possono essere salvati?

I nidiacei completamente nudi o ricoperti solo di piumino iniziale che cadono dal nido hanno le migliori probabilità di sopravvivenza se rimessi nel nido originale nel più breve tempo possibile. I genitori riconosceranno il proprio piccolo e continueranno ad accudirlo. Se il nido è inaccessibile, contattare tempestivamente un centro di recupero fauna selvatica: allevare un nidiaceo a mano richiede competenze specifiche, alimentazione ogni 20-30 minuti nelle prime settimane e condizioni di calore controllato.

Il volo degli uccelli è puramente istintivo o appreso?

È entrambe le cose. La struttura di base del volo — sbattere le ali in modo coordinato, usare la coda, rispondere ai cambiamenti di assetto — è geneticamente programmata e non richiede apprendimento. Ma la precisione, l’efficienza energetica, le tecniche specializzate di volo (planata, picchiata, caccia in volo, navigazione nei venti) si acquisiscono solo con settimane o mesi di pratica. È un sistema simile a quello del linguaggio umano: la capacità è innata, ma la competenza richiede esposizione e pratica.

Come fanno gli uccelli notturni come i gufi a imparare a volare?

I giovani gufi seguono un percorso simile ad altre specie nidificole: passano attraverso una fase di branching in cui esplorano i rami attorno al nido prima di iniziare a volare. Poiché i gufi nidificano spesso in cavità (alberi cavi, edifici, nidi di grandi uccelli), i giovani a volte “cadono” dal nido prima di saper volare e restano a terra o sui rami bassi per diversi giorni. I genitori continuano a nutrirli e a proteggerli fino a quando non sono in grado di volare autonomamente, di solito 4-6 settimane dopo la schiusa a seconda della specie.

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