3I/ATLAS è la terza cometa interstellare mai scoperta nella storia, dopo 1I/’Oumuamua (2017) e 2I/Borisov (2019). Individuata il 1° luglio 2025 dal telescopio ATLAS in Cile, ha attraversato il Sistema Solare lungo una traiettoria iperbolica unica. Nel 2026 è oggetto di intense osservazioni: ad aprile ha sviluppato una coda di gas estesa per 5 milioni di chilometri ed emette quantità crescenti di metano. Il rapporto di deuterio nel suo ghiaccio è 30 volte superiore a quello delle comete del nostro Sistema Solare, indicando un’origine in un sistema planetario molto più freddo del nostro.
Cos’è 3I/ATLAS
3I/ATLAS è una cometa interstellare: un oggetto che proviene da fuori del nostro Sistema Solare e che lo attraversa una sola volta lungo una traiettoria aperta (iperbolica), per poi tornare nello spazio profondo. La sigla “3I” significa Third Interstellar object (terzo oggetto interstellare confermato), mentre “ATLAS” è il nome del telescopio che l’ha scoperta.
È classificata come cometa perché mostra un’attività di sublimazione: il riscaldamento solare scioglie i ghiacci della superficie, rilasciando gas e polveri che formano una chioma e una coda tipiche delle comete.
La scoperta di 3I/ATLAS
Il telescopio ATLAS
Il sistema ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) è una rete di quattro telescopi automatici situati in Cile, Hawaii e Sud Africa, finanziata dalla NASA. È progettato principalmente per individuare asteroidi pericolosi vicini alla Terra, ma scova anche comete e oggetti insoliti.
Il momento dell’individuazione
Il 1° luglio 2025, il telescopio ATLAS situato a Cerro Tololo, Cile, ha rilevato un oggetto debole in movimento contro lo sfondo stellare. L’analisi automatica ha calcolato l’orbita e il software ha lanciato l’allarme: la traiettoria era iperbolica con eccentricità superiore a 6, un valore impossibile per un oggetto nato nel Sistema Solare.
Pochi giorni dopo, il Minor Planet Center ha confermato la natura interstellare e assegnato la designazione ufficiale 3I/ATLAS.
Caratteristiche fisiche della cometa
Dimensioni
Il nucleo di 3I/ATLAS ha un diametro stimato tra 0,6 e 5,6 chilometri. La grande forchetta di valori dipende dall’incertezza sulla riflettività (albedo) della superficie. Studi più recenti convergono su un nucleo di circa 1-2 km, paragonabile a una piccola cometa periodica.
Composizione
La cometa è composta da:
- Ghiaccio d’acqua (ma con composizione isotopica diversa dalle comete locali)
- Anidride carbonica ghiacciata
- Metano e altri idrocarburi (in particolare dopo il passaggio al perielio)
- Polveri silicate di origine interstellare
- Composti organici complessi come quelli rilevati nella chioma
L’acqua “aliena”
Una delle scoperte più sensazionali del 2026 è il rapporto isotopico del deuterio rispetto all’idrogeno (D/H). Nelle comete del Sistema Solare questo valore è di circa 1-3 × 10⁻⁴, mentre negli oceani terrestri è 1,5 × 10⁻⁴. In 3I/ATLAS è risultato 30 volte superiore rispetto alle comete locali e 40 volte superiore al valore terrestre.
Questa enorme differenza indica che il sistema planetario d’origine era molto più freddo del nostro, con temperature primordiali inferiori a 10 Kelvin (-263 °C). In condizioni così estreme, le reazioni chimiche favoriscono la formazione di acqua “pesante” arricchita di deuterio.
L’orbita di 3I/ATLAS
Una traiettoria iperbolica
La caratteristica matematica che identifica un oggetto interstellare è la eccentricità orbitale. Le orbite ellittiche dei pianeti hanno e < 1; le orbite paraboliche hanno e = 1; le orbite iperboliche hanno e > 1. 3I/ATLAS ha un’eccentricità di circa 6,2: significa che è entrata nel Sistema Solare ad altissima velocità e ne uscirà definitivamente, senza più tornare.
Velocità record
La cometa ha attraversato il Sistema Solare a circa 250.000 km/h, superiore a quella delle altre due interstellari conosciute. Questa velocità conferma l’origine extrasolare e implica che venga da una stella distante almeno alcune decine di anni luce.
Tappe principali del transito
- 1 luglio 2025: scoperta
- Settembre 2025: ingresso nell’orbita di Giove
- 19 dicembre 2025: massima vicinanza alla Terra (circa 1,8 AU, ovvero 270 milioni di km)
- 22 gennaio 2026: opposizione astronomica, visibile per tutta la notte
- Marzo 2026: passaggio dell’orbita di Giove in uscita
- Aprile 2026: coda di gas estesa per 5 milioni di km, emissioni di metano in aumento
- Anni 2030: uscirà definitivamente dall’eliosfera, perdendosi nello spazio profondo
Origine: da dove viene 3I/ATLAS
Stima dell’età
Studi spettroscopici suggeriscono che 3I/ATLAS si sia formata circa 12 miliardi di anni fa, ovvero solo 1-2 miliardi di anni dopo il Big Bang. Sarebbe quindi un autentico “fossile cosmico” più antico del nostro stesso Sistema Solare (4,6 miliardi di anni).
Il sistema d’origine
Le simulazioni indicano che la cometa proviene dalla regione galattica del disco spesso della Via Lattea, popolato da stelle vecchie e povere di metalli. È stata espulsa probabilmente da incontri gravitazionali con un pianeta gigante o con un’altra stella miliardi di anni fa.
Come osservare la cometa
Visibilità nel 2026
Nel 2026 3I/ATLAS è troppo debole per essere osservata a occhio nudo (magnitudine 14-15) e richiede telescopi medi-grandi per essere fotografata. È un target perfetto per:
- Telescopi amatoriali con apertura ≥ 25 cm
- Sensori CMOS o CCD raffreddati per astrofotografia
- Esposizioni guidate di almeno 10-30 minuti
Coordinate e effemeridi
Le effemeridi giornaliere sono pubblicate dal Minor Planet Center e da JPL Horizons. Si possono importare in software come Stellarium, SkySafari, The Sky X per pianificare le riprese. Nei mesi primaverili 2026 la cometa si trova nella costellazione del Toro, visibile nella prima parte della notte.
Le immagini delle grandi missioni
Hubble, James Webb, ESA Mars Express e numerosi osservatori a terra hanno seguito 3I/ATLAS sin dalla scoperta. Le immagini pubblicate dall’Agenzia Spaziale Europea ad aprile 2026 mostrano una chioma luminosa con la coda di gas che si estende per 5 milioni di chilometri.
Le tre comete interstellari conosciute
1I/’Oumuamua (2017)
Scoperta nell’ottobre 2017 dal telescopio Pan-STARRS, era oggetto piccolo (100-1000 metri) di forma allungata, senza coda visibile. Inizialmente classificato come asteroide, oggi si pensa fosse un frammento di un esopianeta ricco di idrogeno congelato. La sua natura resta in parte misteriosa.
2I/Borisov (2019)
Scoperta dall’astrofilo Gennady Borisov nel 2019, è stata la prima cometa interstellare attiva osservata. Composizione simile alle comete del Sistema Solare, suggerendo che meccanismi di formazione planetaria simili al nostro siano comuni.
3I/ATLAS (2025)
La più grande, antica e chimicamente “aliena” delle tre. La scoperta che il suo ghiaccio è 30 volte più ricco di deuterio rispetto al normale ha aperto un nuovo campo di studio sulla diversità dei sistemi planetari extrasolari.
Perché le comete interstellari sono importanti
Messaggeri da altri sistemi
Le comete interstellari sono gli unici frammenti tangibili di altri sistemi planetari che possiamo studiare direttamente. Senza missioni spaziali su esopianeti (impossibili con la tecnologia attuale per le distanze enormi), questi oggetti sono l’unica finestra su mondi alieni.
Indizi sulla formazione planetaria
Studiando la composizione chimica e isotopica di 3I/ATLAS, gli astronomi possono ricostruire le condizioni del sistema planetario in cui si è formata: temperatura, densità, presenza di stelle vicine. Confrontando questi dati con le comete locali, capiamo se il nostro Sistema Solare è “tipico” o un’eccezione.
Origine dell’acqua sulla Terra
Una teoria affermata sostiene che gran parte dell’acqua terrestre sia arrivata grazie a impatti di comete primordiali. Confrontare il rapporto D/H dell’acqua oceanica con quello delle comete (locali e interstellari) aiuta a capire l’origine dell’idrosfera.
Il futuro: missioni dedicate alle interstellari
L’ESA ha già pianificato la missione Comet Interceptor, prevista per il 2029, che verrà parcheggiata al punto Lagrange L2 in attesa di una nuova cometa interstellare o di una cometa “fresca” della Nube di Oort. Quando arriverà, la sonda lascerà L2 e intercetterà l’oggetto, raccogliendo dati ravvicinati.
Sono allo studio anche missioni più ambiziose, come Project Lyra, che immagina una sonda capace di inseguire un’interstellare già passata vicino al Sole, propulsa da un fly-by di Giove.
Domande frequenti su 3I/ATLAS
La cometa è pericolosa per la Terra?
No, in nessun modo. La distanza minima dalla Terra è stata di circa 1,8 unità astronomiche (270 milioni di km, oltre la distanza Marte-Sole). Non c’è alcun rischio di impatto, né presente né futuro.
Posso vederla con il binocolo?
No, la magnitudine attuale (14-15) è troppo debole. Per il binocolo serve una magnitudine inferiore a 9. Servono almeno un telescopio di 20-25 cm di apertura e pose fotografiche per coglierla.
3I/ATLAS è davvero più antica del Sole?
Probabilmente sì. I modelli indicano un’età di circa 12 miliardi di anni, più del doppio dei 4,6 miliardi del Sistema Solare. Ovviamente l’incertezza è grande, ma molteplici indizi supportano questa cronologia.
Tornerà mai indietro?
No. La sua orbita è iperbolica, quindi è gravitazionalmente “non legata” al Sole. Sta lasciando il Sistema Solare per non tornare mai più.
Esistono altre comete interstellari mai osservate?
Quasi certamente sì. Le simulazioni suggeriscono che il Sistema Solare ospiti continuamente decine di oggetti interstellari, ma sono troppo piccoli o lontani per essere individuati con la tecnologia attuale. Nuovi telescopi come Vera C. Rubin Observatory dovrebbero scoprire diverse interstellari l’anno dal 2025.
Cosa significa la “I” prima di ATLAS?
La “I” sta per Interstellar. Insieme al numero (1, 2, 3…) indica l’ordine cronologico di scoperta degli oggetti interstellari. Quindi 3I/ATLAS significa “terzo oggetto interstellare individuato, scoperto dal telescopio ATLAS”.
3I/ATLAS è una sonda aliena?
No. Tutti i dati osservativi (chioma di gas, coda di polveri, sublimazione tipica di un nucleo ghiacciato) confermano che si tratta di un oggetto naturale: una cometa di origine interstellare. Le speculazioni sull’origine artificiale non hanno alcun fondamento scientifico.
